Le malocclusioni di interesse chirurgico sono per la maggior parte dovute ad alterazioni della crescita delle ossa mascellari che non è stato possibile correggere durante l’infanzia e l’adolescenza; il risultato è che questo tipo di malocclusioni sono composte sia dalla malposizione delle ossa mascellari e che da una serie di problematiche che riguardano i denti e le arcate dentali.

La chirurgia ortognatica è la branca della chirurgia maxillo-facciale che corregge le malocclusioni dento-scheletriche ed armonizza la cattiva posizione delle ossa del viso. Si ricorre alla chirurgia ortognatica in età adulta, sia per problemi estetici che per problemi funzionali, ma anche nel bambino e nell’adolescente ci possono essere alcune patologie o sindromi che possono richiedere un consulto chirurgico.

La chirurgia ortognatica è quasi sempre associata a una terapia ortodontica, quindi è necessaria la collaborazione e il costante dialogo fra queste due figure professionali in tutte le fasi del trattamento: diagnosi, piano di trattamento e terapia. La conoscenza delle motivazioni che spingono un paziente a un trattamento chirurgico, se estetiche o funzionali, è molto importante: il confronto fra queste e gli obiettivi terapeutici determineranno il piano di trattamento più adeguato al singolo paziente.

La valutazione ortodontica, o meglio ortognatodontica, è parte del trattamento combinato ortodontico-chirurgico: solo così è possibile ottenere un risultato del trattamento stabile e funzionale. Possiamo dire che gli obiettivi del trattamento sono stabiliti insieme, quindi anche la valutazione del paziente deve essere combinata: gli strumenti minimi necessari sono l’esame clinico, lo studio radiografico e quello dei modelli in gesso.

La correzione macro-estetica, cioè della disarmonia del volto, è compito del chirurgo, quella micro e mini estetica (cioè delle disarmonie dentali) principalmente dell’ortodontista, mediante una terapia ortodontica fissa.

La terapia ha una durata variabile in base alle caratteristiche della malocclusione presente. In un trattamento convenzionale la fase pre-chirurgica è quella più lunga; dopo l’intervento normalmente dura circa 6 mesi.

In pochissimi casi, generalmente quando le problematiche sono legate a patologie come le Apnee Ostruttive del Sonno. La decisione dipende comunque dall’analisi dei dati clinici. La Surgery First è un paradigma di trattamento basato sul fatto che prima si corregge la parte scheletrica con la chirurgia ortognatica e poi si fa la terapia ortodontica. In questo caso, tutta la terapia ortodontica viene fatta dopo il trattamento chirurgico e generalmente il tempo totale di trattamento è minore rispetto al trattamento convenzionale. Al momento, è riservata a pazienti che presentano indicazioni molto precise che vanno tutte rispettate, per cui non può essere applicata a tutti i pazienti. Anche in questo caso, solo la raccolta e la valutazione di tutti i dati clinici può dire se un paziente presenta una malocclusione candidata ad essere trattata con Surgery First.

Esistono molte alternative all’apparecchio fisso che tutti siamo abituati a conoscere: esistono le apparecchiature trasparenti in zaffiro, quelle montate sul lato linguale dei denti e gli allineatori. Anche in questo caso, la scelta dell’apparecchio è il risultato del confronto fra le aspettative del paziente e il tipo di malocclusione. Ciò che è inevitabilmente visibile nel post-operatorio sono gli elastici intermascellari, che servono dopo l’intervento per stabilizzare la posizione ossea e a scopo fisioterapico per la ripresa dell’attività muscolare.